Bioedilizia e Bioarchitettura

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Bioedilizia e Bioarchitettura sono due termini che non sono sinonimi tra di loro.
Molte volte li si trova usati in maniera indifferenziata, ma hanno significati diversi e sottointendono obiettivi diversi.
Intendendo Bioedilizia ci si riferisce all’ecologicità di materiali e tecnologie (produttive, costruttive ed impiantisctiche), comprendnedo nella valutazione essenzialmente due macroargomenti: ecosostenibilità e biocompatibilità.

Il primo termine della ecosostenibilità, come suggerisce il termine stesso, fa riferimento alla sostenibilità del prodotto in analisi rispetto all’ecosistema, in pratica essenzialmente rispetto all’uso di risorse e di energia in particolare, al rischio e all’inquinamento (visivo, acustico, biotico, chimico, paesaggistico) ambientale.
La valutazione non è facile e i termini in gioco sono difficilmente ponderabili tra di loro.
Dovendo in effetti valutare mele con pere, come sempre quando si tratta di effetti e risultati che giocano su di un piano qualitativo, entra in gioco un necessario livelo di approssimazione e disrezionalità.
Per fare un esempio è molto difficilmente valutabile in termini numerici il danno provocato da inquinamento chimico del suolo.
Secondo quali termini numerici e dando quali pesi può essere confrontato il luogo di produzione del pannello di polistirene con quello del pannelo di canicciato? Come viene “pesata” la sola diversità biologica tra i due?
E’ chiaro che: 1) la pesatura non è univoca ed è soggetta a discrezionalità. 2) che lo stesso grado di approfondimento dei fattori in analisi è limitato e discrezionale.

Perfino nella scelta se mangiare mele o pere potrei sviluppare una analisi numerica comparata, basata su fattori obiettivi, ed ottenerne un certo risultato. E’ evidente a tutti come tale risultato certo non sia per nulla, e che non è detto che il risultato coincida con la scelta migliore. Lo stesso mio cambiamento di umore o di dieta giornaliera può cambiare la situazione al contorno (il contesto di analisi) e rendere il risultato fallace.
Allo stesso modo è opinione personale dell’autore che non ci si debba nè possa appoggiare fideisticamente alle analisi numeriche, peraltro necessarie per una corretta stima preliminare delle scelte, ma che la scelta intuitiva ed istintiva debba sempre mantenere un suo ruolo non secondario nella valutazione conclusiva.

Il secondo termine, quello della biocompatibilità, fa riferimento alla compatbilità del prodotto rispetto al Bios, cioè alla vita, con particolare relazione all’uomo. Si tratta quindi di valutare il grado di interazione rispetto al livello di salubrità del prodotto e alla nostra vitalità. Dove la concezione di salute non va intesa in senso limitativo di assenza di malattia, ma piuttosto estensivo di completo stato di benessere psichico, fisico, sociale.

casa cieloBioedilizia si riferisce a questi due parametri.

Bioarchitettura fa riferimento ad un modo di progettare che include la considerazione dei due parametri predetti, aggiungendo un’ulteriore considerazione. Secondo Bioarchitettura la sola analisi di impatto ambientale e salubrità non può bastare per ottenere un prodotto eologico.

Nell’analisi precedente manca infatti il fattore uomo. E’ l’uomo infatti che determina ad esempio la durata in vita di un manufatto, così come di un edificio. E la sua valutazione sarà non solo razionale-economica, ma -trattandosi di un essere pensante organico, e non meccanico- anche percettiva ed affettiva.
Ma se la durata temporale in uso di un edificio è fattore fondamentale per ammortizzare l’energia e le risorse che vi sono state investite all’atto della costruzione e l’inquinamento generato dallo smaltimento, ciò implica due cose:
1) che è puramente convenzionale misurare il ciclo di vita di due edifici imponendone convenzionalmente pari la durata.
2) che essendo la scelta anche percettiva affettiva, la qualità e corettezza del progetto è essenziale sotto un profilo ecologico.