Bioarchitettura: la via italiana alla sostenibilità

La bioarchitettura rappresenta una via tutta italiana alla sostenibilità dell’ambiente antropico, assolutamente unica nella sua interpretazione e non presente alla stessa maniera in altri Paesi.
La tesi alla base della bioarchitettura nasce dalla seguente constatazione: esistono due settori di valutazione dell’ecologia: il primo fa riferimento all’uomo e riguarda la sua salute, nell’accezione più completa del termine. Si definisce Bio-compatibilità. Il secondo fa invece riferimento all’ambiente e riguarda l’energia, le risorse e l’inquinamento. Si chiama eco-sostenibilità.
La bioarchitettura è consapevole che la realizzazione di oggetti, edifici, città che siano biocompatibili ed ecosostenibili non é di per sé sufficiente a garantire l’ecologicità del processo.

efficientamento produttivoInfatti la storia dell’uomo è costellata di scoperte che hanno migliorato l’efficienza del prodotto, dall’auto alla casa e questo non ha portato ad un migliore impatto dell’uomo sull’ecosistema, al contrario. Si potrebbe dire che l’efficientamento energetico di per sè non sia nemmeno un’istanza della sostenibilità, quanto piuttosto un’esigenza del sistema produttivo per incrementare la produzione. Se questo assunto è vero ne deriva che l’efficientamento energetico è legato alla nostra possibilità di aumentare i consumi complessivi.

Occorre quindi agire su un livello diverso da quello dell’efficienza del singolo prodotto (oggetto, casa, città che sia). Diceva Einstein: un problema non può essere risolto sullo stesso piano che lo ha generato. Se nel nostro caso il problema è di numeri e quantità (energia, risorse, inquinamento) può essere risolto solo su un piano diverso: quello della qualità.

Occorre infatti che quelle quantità resesi disponibili grazie all’efficientamento, siano conservate, non reimpiegate.
Per ottenere risparmio occorre agire avendo come proprio obiettivo non il manufatto, ma chi si interfaccerà con esso. E per ricercare un’interfaccia corretta occorre che le persone si possano riconoscere nei luoghi, appropriandosene, trovando i propri riferimenti. Per farlo occorre lavorare sulle relazioni.

bioarchitetturaE’ sempre stato così nella storia dell’architettura: la qualità dei palazzi non risiedeva in ciò che di intrinseco vi si trovava, quanto nella loro capacità di reazionarsi con il contesto: gli edifici vicini, l’estetica della città, l’epoca storica. Le relazioni sono essenziali in ogni ambito della nostra vita, da cosa facciamo durante il giorno, a che vestiti ci mettiamo in ogni specifico contesto e compagnia, dal rapporto tra i mobili di un ambiente a che automobile scegliamo e a come imbandiamo la tavola a seconda del tipo di pasto.
Avere dimenticato le relazioni è la sconfitta dell’edilizia moderna, concentrata a risolvere problemi tecnici al suo interno, abdicando al suo dovere prioritario di guardare al contesto in cui va inserita.

Le relazioni sono essenziali per l’uomo. E’ per comprendere le relazioni che le persone viaggiano e visitano luoghi unici. E’ grazie alla capacità dell’uomo di creare relazioni uniche che luoghi come Venezia, Firenze, Roma sono unici. L’architettura deve tornare al suo ruolo e alla sua capacità di creare relazioni uniche di interpretazione del contesto, in cui l’uomo si senta a suo agio.

Solo se l’uomo trova una corretta relazione con l’ambiente in cui vive potrà stabilre con esso un rapporto corretto di sinergia e simbiosi. Allora il suo agire sarà ecologico e potrà essere tanto più efficace, quanto gli edifici e le città in cui vive saranno efficienti e salubri.