il limite dello sviluppo per il capitalismo é come il limite alla guerra in una società guerriera | M.Bookchin

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Murray Bookchin, scrittore, pensatore e militante libertario statunitense, tra i fondatori della “ecologia sociale”, sintesi di pensiero ecologista e socialismo libertario, evidenzia con questa frase la differenza tra l’approccio della sua “ecologia sociale”, finalizzata ad un nuovo rapporto tra società e natura a partire dalla radicale trasformazione dei rapporti sociali, e l'”ambientalismo” come tentativo di intervenire sugli impatti più devastanti del capitalismo.

“Il capitalismo non può essere più “convinto” a porre dei limiti al proprio sviluppo di quanto un essere umano possa essere “convinto” a smettere di respirare”

“il punto di vista ecologico conduce ad interpretare ogni relazione sociale, psicologica, naturale, in termini non gerarchici. Per l’ecologia non si può comprendere la natura se ci si pone da un punto di vista gerarchico. Inoltre, essa afferma che la diversità e lo sviluppo spontaneo, costituiscono dei fini in sé, che devono essere rispettati per se stessi.” (da Spontaneità e organizzazione (On Spontaneity and Organization, Anarchos, n. 4, 1972), Torino, Edizioni del Centro Documentazione Anarchica, 1977, p. 28; citato in Varengo 2007, p. 61)

Sto parlando di ecologia, non di ambientalismo. Quello che interessa l’ambientalismo è mettere al servizio dell’uomo il suo habitat, quello che è conosciuto come un insieme passivo di “risorse naturali” e “risorse urbane” che la gente utilizza. […] L’ecologia è invece, nel suo aspetto migliore, una scienza artistica – o un’arte scientifica – è una forma di poesia che riunisce scienza ed arte in un’unica sintesi. (da Spontaneità e organizzazione (On Spontaneity and Organization, Anarchos, n. 4, 1972), Torino, Edizioni del Centro Documentazione Anarchica, 1977, p. 28; citato in Varengo 2007, p. 63)

Per quasi due secoli, tutte le teorie di classe sul progresso sociale sono state fondate sull’idea che il ‘dominio dell’uomo da parte dell’uomo’ fosse imposto dalla necessità della “dominazione della natura” come presupposto per l’emancipazione dell’umanità nel suo complesso. Questa concezione della storia […] costituisce ancora oggi una pericolosa giustificazione della gerarchia e del dominazione in nome dei principi di uguaglianza e di liberazione. (da L’armonia perduta, A – Rivista Anarchica, n. 121, agosto/settembre 1984, p. 12; citato in Varengo 2007, p. 135)

Se concepiamo un mondo che la vita stessa ha plasmato nell’evoluzione – un mondo benigno, se abbiamo un’ampia visione ecologica della natura – possiamo formulare un’etica della complementarietà che si nutre di diversità, al posto di un’etica che tutela l’essenza individuale da un’alterità minacciosa e invadente. In realtà, l’essenza della vita può essere vista come un’espressione d’equilibrio piuttosto che come semplice resistenza all’entropia […]. Infine, il sé può essere visto come risultato dell’integrazione, della comunità, del mutuo appoggio, senza che ne venga in alcun modo sminuita l’identità individuale e la spontaneità personale. (Ascolta, marxista! p. 533; citato in Varengo 2007, p. 95)