bioarchitettura uomo e consumismo

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adbusters_brand_baby1“L’essenza stessa del capitalismo globalizzato esige che esso distrugga tutto ciò che può fare da ostacolo all’espansione planetaria del mercato, a cominciare da qualsiasi forma di società tradizionale, e che nel contempo si imponga un tipo antropologico malleabile, acquisito ai soli valori mercantili, un consumatore che sarà tanto più docile quanto più sarà tagliato fuori da tutti i suoi punti di riferimento.”
Alain De Benoist

Consumismo e bioarchitettura vanno così in due direzioni diametralmente opposte.
Il primo, quello che segna il main-trend della nostra società,  ci propone soluzioni comode di sostenibilità, per lo più consistenti nella ricerca ed applicazione di tecnologie.  L’idea che veicola è che la sostenibilità sia qualcosa che non ha a che fare con l’uomo, ma un problema di immaturità della tecnica che con la sua evoluzione sarà risolto. Se installi il pannello fotovoltaico sarai in pace col mondo.

La realtà è ben diversa e ce ne accorgiamano se solo ci soffermiamo a “percepire” la quotidianità e la direzione che questa società percorre. La storia e le teorie economiche ci insegnano che l’obiettivo della società consumistica è l’aumento del cosnumo. Quindi sempre nella storia del consumismo ad una maggiore efficienza nel sistema produttivo corrisponde un incremento del consumo. Se siamo d’accordo con questo assunto, allora il problema non è più quanto consuma la tua casa se installi un cappotto termico, ma cosa fai dei soldi risparmiati installando il cappotto.
Riconoscere questo significa cambiare il paradigma. Significa riconoscere che al centro non sta mai la tecnologia, ma l’uomo. Che se la fonte dei disastri è l’uomo perchè la tecnologia è neutra, allora anche la soluzione dei disastri non può essere cercata altrove se non nell’uomo.
Questo ci obbliga a cercare la soluzione ecologica al nostro vivere in noi stessi, nel nostro modo di vivere, nel nostro modo di relazionarci con gli altri e con l’ambiente.
Significa riconoscere che gli elementi di quel territorio che lo rendono diverso da tutti gli altri ed unico al mondo, sono anche l’elemento che consente alle persone di mettere radici, non essere s-paesate, non essere canne al vento. E che questo è un passaggio fondamentale verso la sostenibilità. Bioarchitettura è questo. Allora vedrò che ogni volta che in quel territorio realizzo un intervento, sì energeticamente efficiente, ma incapace di armonizzarsi con l’unicità del posto, ho sottratto un altro tassello alla sostenibilità del mondo.