Condominio Villaverde primo stabile popolare completamente sostenibile

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Mio padre Ugo Sasso fin dagli anni ’80 si occupava degli aspetti della sostenibilità dell’ambiente antropico e sentiva l’esigenza di colmare una lacuna tra le istanze di chi si soffermava solo sulle problematiche di materiali e risorse e chi invece poneva l’accento sulla compatibilità delle tecnologie nei confronti dell’uomo. Ugo Sasso sentiva che non bastava trattare questi due argomenti per completare il tema della sostenibilità in edilizia e che nelle trattazioni allora emergenti mancava un’aspetto fondamentale: l’uomo come soggetto che percepisce e compie scelte.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn condominio popolare in un quartiere di nuova realizzazione nell’estrema periferia di Bolzano rappresentò la prima possibilità di applicare ciò teorizzava. Realizzare un condominio ecologico significava molto più che qualche centimetro di polistirolo. Il cappotto era ancora poco usato, così come non erano molti gli esempi di muratura faccia a vista. Il condominio Villaverde si presenta come un intervento di ricerca e sperimentazione bioclimatica. Tutto il lato nord è isolato da un termocappotto in sughero e presenta aperture piccole e strette. I balconi sono realizzati in legno con le travi sorrette da lame di ferro per ridurre al minimo i ponti termici. La copertura è in coppi con doppia ventilazione sotto tegola e sotto tavolato. Il lato sud è più aperto e metà delle aperture sono in realtà dei muri di Trombe, cioè tratti di parete nera coperta da un vetro, in cui l’aria riscaldandosi contribuisce naturalmente alla climatizzazione degli ambienti abitativi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ attivo anche uno dei primi sistemi di recupero negli sciacquoni dei bagni delle acque piovane. L’edificio è realizzato in muratura portante di 5 piani fuori terra, con spessore decrescente verso l’alto. E’ talmente ben isolato e dotato di inerzia che nell’estate 2003, l’estate dei black out, fu oggetto di uno speciale TG5 in quanto unico condominio della periferia bolzanina in cui nessun condomino ha installato l’aria condizionata. Nel condominio vivono 12 famiglie e sono presenti 3 attività commerciali. Di fatti Bolzano di giorno in estate è tra le città più calde d’Italia, con temperature che toccano i 43°C, ma la sera scendono anche a 17. La grande massa di cui è dotato l’edificio lo rende insensibile a questi sbalzi termici, mantenendolo sempre a regime di comfort. Ma non sono solo gli aspetti tecnici che distinguono il condominio Villaverde. Ugo Sasso sentiva, secondo il pensiero già coniato in altre discipline da pensatori come Fritjof Capra, che è fuorviante definire un prodotto ecologico o non ecologico senza tenere al centro della trattazione l’uomo, con il suo agire e sentire. Riteneva che mancasse qualcosa in tutte le astrazioni di tecnologie e bioclimatica allora emergenti, che -ogni qual volta pedissequamente applicate- portano ad una suddivisione a scacchiera del territorio che nulla ha a che fare con il territorio stesso. In lui emergeva così anche il pensiero che non si potessero applicare in maniera farsesca concetti sviluppati in contesti molto diversi da quello italiano e che ogni soluzione andasse prima “tradotta” in un conio locale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERANe nacque la via italiana alla sostenibilità dell’ambiente antropico, una istanza di ecologia completamente nuova rispetto al contesto, che ancora oggi anima moltissimi professionisti, e che vede nella ricerca della qualità che scaturisce dalle relazioni l’unica possibilità di vittoria ecologica. L’edificio che ha relazioni riacquista così le radici con il suo territorio e trova in esse la propria qualità. Ritorna im-mobile, diverso ed opposto a tanti oggetti di design fuori scala che oggi gridano in maniera autoreferenziale la proprie qualità intrinseche. E’ questa forse la vera novità di questo condominio disperso nella periferia di Bolzano: che é un condominio compiutamente bolzanino non trasferibile in altre città. Trattandosi di case popolari l’edificio rientra nei costi imposti dalla normativa provinciale per l’edilizia sociale come qualsiasi altro intervento. Sfatiamo il mito che la bioedilizia costi sempre di più. Non è possibile né sarebbe corretto fare un paragone diretto di costi tra un edificio “standard” e questo edificio bio. Se ci limitiamo alla mera sostituzione di prodotti di sintesi petrolchimica con prodotti naturali ed ecologici é chiaro che avremo un extracosto. Ma nel calcolo economico mancano le esternalità ambientali dovute all’uso di petrolio e ai danni e rischi ambientali ad esso connesso. E’ difficile calcolare il danno legato a muffe, condense e malattie legato all’uso non corretto di materiali poco traspiranti per malte, termocappotti e pitture. Quella del laterizio faccia a vista rientra poi tra le scelte estetiche. Inoltre molte delle scelte più importanti sono gratis. Quelle di impostazione del lotto per esempio, che massimizzano gli apporti solari.

Dscn0006Quelle delle essenze verdi, dove alcuni fichi collocati con analisi radioestesica filtrano i campi geopatogeni. Più è ampia la possibilità di ripensamento e maggiori sono i risparmi ottenibili. A questo punto qualcuno chiederà: e dal punto di vista delle emissioni di gas serra? “Non è importante quanto una famiglia risparmia con il fotovoltaico, ma cosa fa dei soldi risparmiati”: mio padre era solito concludere i suo interventi con questa frase. Infatti ogni volta che la società ottiene un progresso tecnico che consente un risparmio ed un efficientamento del processo produttivo si verifica un incremento complessivo dei consumi. Non è agendo solo sulla curva delle quantità che si troverà la soluzione, ma piuttosto su quella della qualità. Solo mantenendo una visione complessiva della questione ambientale se ne trovano le soluzioni.  Come architetto solco la traccia seguita da mio padre, che con i suoi esempi ha cambiato radicalmente in me il modo di affrontare la progettazione e ha insegnato il senso profondo del mestiere che svolgo. Come attuale presidente dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura mi impegno per portare avanti, insieme a moltissimi altri professionisti ed appassionati, l’istanza di un approccio olistico ed interdisciplinare al tema della progetto del territorio, capace di riconoscere la centralità delle scelte dell’uomo per un reale obiettivo di sostenibilità.