Storie di case in paglia e terra cruda

Sono 100 anni che frequentiamo quello che considero come il fratello maggiore della paglia: il cemento armato.
Un tipo molto energivoro, con un rapporto molto difficile con il metano; un tipo rigido, che ha un bisogno sempre maggiore di inerte e ferro, per resistere alle prove di forza che la normativa antisismica gli impone. Cemento e ferro che a loro volta sono stati cotti e fusi, con grande dispendio di energia.

Negli anni del benessere non abbiamo badato a spese nei suoi confronti.
Poco contavano i suoi difetti. Poco importava se nelle case da lui realizzate i nodi strutturali erano calcolati su misura per ciascuna specifica struttura, così da rendere più conveniente cambiare casa al variare delle esigenze familiari, piuttosto che pretendere una modifica degli ambienti.

Il cemento armato nasce nel 1861. Nel frattempo l’infatuazione è passata e abbiamo scoperto che il cemento, nel giro di 100 anni torna la sabbia da cui è partito. In un solo secolo gli edifici più arditi e resistenti in cemento, simbolo del XX secolo, si annientano sotto la pressa del tempo.

Negli stessi anni dell’ ‘800 c’è l’invenzione della macchina imballatrice per la paglia. Con le nuove balle i paglia vengono realizzate le prime abitazioni. La prima casa in Europa risale a un paio di decadi dopo in Francia ed è tuttora in funzione come museo. Ma la paglia a differenza del cemento è rimasta perlopiù in disparte per tutto questo tempo.

C’è voluta una crisi, con i suoi momenti di riflessione economica, etica e culturale, per rivalutare questa sorella minore.
Che però ha tanti vantaggi: è molto parca, a partire dal costo iniziale, pari ad un cinquantesimo rispetto alla maggior parte dei materiali naturali, fino al consumo energetico della casa nel suo utilizzo, estremamente efficiente.
La paglia mette d’accordo tutti, liberando l’agricoltore di un ingombrante prodotto di scarto e fornendo il costruttore di un ottimo isolante abbondante, diffuso e rinnovabile.

La paglia ha due amici: il legno e la terra cruda.
Il legno è anch’esso materiale diffuso, poco energivoro e rinnovabile, quindi materiale della bioedilizia per antonomasia. Ma anche il legno ha qualche difetto: pur essendo meglio del cemento armato per quanto attiene le perdite del calore, non è un vero e proprio materiale isolante. Il suo uso con parsimonia consente la riduzione delle dispersioni di calore e dei ponti termici.
Per quanto riguarda la terra cruda per la maggior parte di noi l’esperienza si è interrotta bruscamente a 2 anni, quando abbiamo messo per la prima volta le mani in una pozzanghera e nostra madre ci ha rimproverato con fare di disapprovazione.
Ci abbiamo messo trent’anni per riscoprirlo nell’utilizzo e oggi anche la ricerca ci dice che è il migliore tra tutti i materiali da intonaco per quanto riguarda la stabilizzazione di temperatura e umidità all’interno degli ambienti.
E calore e temperatura stabili significa comfort indoor e quindi meno lavoro per gli impianti.

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Lo studio SassoBrighi dopo anni di esperienza su materiali e tecnologie e lo studio di vari casi applicativi ha sviluppato un metodo del tutto nuovo di abbinare paglia, legno e terra cruda.
Ogni materiale viene usato con parsimonia secondo le proprie caratteristiche tecniche, per ottenere la massima efficienza energetica e realizzativa.
La carpenteria metallica, il punto debole nelle costruzioni in legno per quanto riguarda rischio condensa e ponti termici, viene completamente eliminata.
L’intero progetto viene scomposto in tavole fornite su misura e numerate, da assemblare secondo un preciso manuale di posa, con il solo ausilio di un avvitatore.
La casa ha consumi ridottissimi, a standard passivo, tali da non necessitare di altro impianto di climatizzazione, se non quello di ventilazione controllata. La realizzazione della struttura, dell’isolamento e di eventuale impiantistica incorporata si conclude in pochi giorni di lavoro.

Al di là dei dati tecnici, che si esprimono tutti a favore di questa tecnologia, ci restano una domanda ed una citazione, da cui partiamo: “non tutto ciò che può essere contato conta, non tutto ciò che conta può essere contato” A.Einstein

E ora la domanda. I più pensano che la tecnologia del cemento armato sia preferibile, in quanto più duratura. Prima di esprimere giudizi, si pone quantomeno una domanda. Cosa determina la durata i un manufatto: la resistenza dei materiali o la flessibilità del manufatto al variare delle esigenze dell’uomo?
Nel primo caso la risposta costruttiva sarebbe un bunker, nel secondo una casa in legno.

dagli Atti del 44° Congresso Nazionale Geometri