Il Papa mette in guardia dall’usura

Avrete notato che negli ultimi appelli del Papa emerge con sempre maggiore frequenza il monito dal pericolo usura. Ma di quale usura parla il Papa? Ai più semplici il pensiero correrà subito a situazioni limite, in cui famiglie ed imprenditori poco accorti e a corto di credito si avvicinano a circuiti di finanziamento irregolari e malavitosi. Ebbene sarete stupiti ad apprendere che non sono -ovviamente- queste situazioni marginali a cui fa riferimento il Papa, ma a qualcosa di altro, ben più vicino alla vita di tutti noi. Talmente vicino che stentiamo a iconoscerlo.

gesù caccia gli usurai dal tempioIl Papa quando ammonisce dall’usura si rivolge direttamente ai capi delle istituzioni bancarie e finanziare nazionali ed internazionali. Sa benissimo che il problema dell’usura é strettamente legato all’attuale modalità di emissione della moneta. Ma per sapere se stiamo parlando di usura occorre conoscere la definizione del termine: da Wikipedia: L’usura (parola latina per interesse) è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio, come la vendita a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare. Dal Codice Penale, art 644: […] Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria. L’Euro viene emesso in Italia dalla Banca d’Italia per conto della BCE, cedendolo a prestito allo Stato Italiano. L’Euro non è quindi una moneta di proprietà del popolo italiano, nemmeno in parte. E’ una moneta di proprietà della Banca d’Italia, banca che ha mantenuto il diritto pubblico, pur essendo passata in mano a privati, che ci presta la sua moneta per agevolare lo scambio di beni e servizi. L’interesse generato dal prestito é -ovviamente- ripagabile solo in Euro, cioè in una quantità di moneta che -ancora- non esiste e può essere emessa solo dal prestatore. La stessa emissione di moneta a debito genera un ciclo di indebitamento nel quale il debitore non é in alcuna maniera in grado di assolvere al pagamento del debito. Il debitore -cioè lo Stato italiano- non é in alcun modo in grado di uscire dal debito (se non detestandolo).