BELLEZZA E ESOSTENIBILITÀ

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Per tutelare e valorizzare la bellezza occorre innanzitutto comprendere ed accordarsi sul significato che questa rappresenta per noi. Molti sono i concetti e le definzioni che si sono avvicendate su questo termine nel tempo e troppo di frequente accade che qualcuno si rifugi, parlando di bellezza, in riferimenti al suo contrario: alla bruttezza, e alla necessità di eliminare taluni oggetti per evitare quest’ultima. La bellezza insomma come assenza di bruttezza.
Altri ancora allacciano il concetto di bellezza ad elementi di particolare pregio: gioielli in grado di appagare l’occhio.
E’ certo che la bellezza abbia una componente soggettiva e mutevole nel tempo, così come che vi siano dei singoli elementi in grado di ispirare bellezza in proprio.
E’ anche necessario stabilire che se parliamo di Bellezza del nostro Paese, facciamo fondamentalmente riferimento alla bellezza del territorio.
E proprio in questo caso la bellezza diviene più sfuggente, perchè non insita in nessun oggetto in particolare. Se la bellezza risiedesse in una sola pianta, in un singolo edificio, questi potrebbero essere trasferiti, copiati, e l’italica bellezza ci sarebbe già stata acquistata.
Ma sappiamo che questo non è possibile, se non in parte. La stessa rocca medioevale o palazzo rinascimentale, copiati assolutamente identici in numerose parti del mondo dalla California alla Cina, non conferiscono a quei territori la bellezza del paese di origine.
Infatti, quando parliamo di paesaggio, la bellezza non è negli oggetti, ma nelle relazioni che questi stabiliscono con l’intorno nel quale nascono.
In questa accezione la bellezza diviene elemento centrale del pensiero ecologico.
E’ tema di assoluta importanza, senza la cui comprensione la nostra società non può raggiungere reali obiettivi di sostenibilità.
La sostenibilità che oggi si persegue presenta di fatti un tallone d’Achille. Oggi il consumo di risorse per unità prodotta e’ sensibilmente più ridotto rispetto a qualche decennio fa. La quantità di materiali riciclati è aumentata e per produrre oggi un prodotto, dal bicchiere all’automobile, impieghiamo molte meno risorse che nel passato.
Diminuiscono i consumi per singola unità prodotta e contemporaneamente aumentano i consumi complessivi. Sembra una dannazione, una condanna di Sisifo, ma un problema non può essere risolto sullo stesso livello di pensiero che lo ha generato.
Riconoscere-la-BellezzaQuindi se di quantità si tratta (energia, inquinamento, risorse, suolo), la soluzione va ricercata non lavorando sulla curva dei consumi, sul piano delle quantità, ma su quello della percezione di qualità.
Solo lavorando sulla percezione di qualità, una volta soddisfatti i bisogni fondamentali, riusciamo a scollegare la qualità della vita dal consumo di risorse, riusciamo a disinnescare questa dinamica perversa che ci porta a consumare sempre di più.
Quantità e qualità sono due parametri diversi, per cui non riesco a raggiungere qualità attraverso una somma di quantità. Ad esempio la felicità di un bambino non raddoppia raddoppiando il numero di giocattoli, la qualità di un vestito non aumenta all’aumentare dei capi o del loro singolo valore, la qualità di una stanza non dipende né dalla quantità, né dalla qualità dei mobili al suo interno.
La qualità non dipende quindi dalle quantità, né è spiegabile in termini di somma di oggetti di qualità.
La bellezza, che rientra di diritto nella sfera della qualità percepita, dipende dal rapporto armonico che gli oggetti stabiliscono tra loro. Se manca il nesso, il rapporto che ci consente l’intelligibilità del luogo, non comprendiamo la realtà ed essa ci appare neutra, ostile, repellente. Noi dobbiamo comprendere e per comprendere dobbiamo stabilire un legame. Se siamo d’accordo su questo la bellezza è fondamentale, la bellezza che nasce dalle relazioni e dalle dinamiche che ogni elemento stabilisce con il resto.
La bellezza invece fatta di “gioiellini”, esaurisce velocemente la sua forza. Oltre a non essere ripetibile su larga scala, pena la generazione di cacofonie, la meraviglia e lo stupore che questi mirano ad esercitare attraverso il contrasto, sono sensazioni facilmente consumabili, sono categorie che creano obsolescenza accelerata. La bellezza ecologica è fatta di elementi che stanno bene insieme, nasce da rapporti bassi, non da grida fuori dal coro.
La consapevolezza del ruolo che la bellezza può svolgere per disinnescare le attuali dinamiche di consumo e la comprensione che la bellezza non nasce come somma di qualità, ma dalle relazioni tra le parti, rappresenta la linea di salvezza della nostra società e probabilmente il più grande contributo che l’Italia possa dare al pensiero ecologico occidentale.